Due amici in fuga, sul farsi del mattino, nella campagna toscana. Una carrozza tirata da tre cavalli corre veloce tra le colline sempre più vicine alla vendemmia: dall’interno provengono risate. È il 2 settembre del 1833. Antonio e Giacomo sono partiti di nascosto. Fuggono da quella Firenze piena di amici incapaci di guardare in faccia la realtà, che si illudono senza fondamento.
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Giacomo è un poeta squattrinato, ma non uno qualunque: troppo acuto, troppo intelligente, troppo pieno di ironia. Per la buona società è semplicemente insopportabile, lui e le sue parole. Eppure quell’ironia, anche se lo allontana da molti, lo salva da se stesso. Antonio è un esule. Donnaiolo, confuso, pasticcione, generoso, bugiardo, millantatore. Ma amico fedele del poeta. Insieme scivolano veloci verso sud, verso Napoli, verso la casa natale di Antonio, verso un clima migliore, verso una vita che Giacomo Leopardi, poeta appassionato di scienza e verità, e il suo amico Antonio Ranieri vivranno con entusiasmo, disincanto e grande amore.